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INTERVISTE Marco Castelli: «Come l’acacia, che si piega ma non si spezza, anche noi torneremo a rinascere dopo la pandemia»

by Anna Chiara Delle Donne16 Giugno 2020

Marco Castelli è uno dei modelli italiani di maggior successo, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. Dopo essere stato scelto nel 2018 dalla maison parigina Chanel come testimonial della fragranza Bleu de Chanel, la sua carriera è decollata.

Tanti sono i brand che hanno voluto Marco Castelli per le proprie campagne pubblicitarie. Il modello dall’eleganza spiccata e dalla passione viscerale per la moda è diventato anche designer, e collabora con la Famiglia Reale Al Thani del Qatar. Il successo, l’amore per il proprio lavoro e il grande senso di umanità l’hanno portato a sostenere la Onlus Amici per il Centrafrica, un’associazione laica costituita nel 2001 che esprime una partecipazione responsabile e solidale verso chi vive nella povertà. Perché per questo giovane di origine siciliana, dalle radici forti e profonde, il bene genera sempre bene.

Come nasce la tua campagna Rinascita?

Sono a Milano dall’inizio della pandemia. In questo momento vedo una città ancora vuota. Ma l’aria che si respira è quella di rinascita. Tutto ha inizio quando, l’artista Salvatore Tondo ha voluto realizzare un dipinto in cui mi ha ritratto mentre indossavo una mascherina, con ricamata un’acacia. L’acacia rappresenta la rinascita e la forza. Il ramo di questa pianta puoi piegarlo ma non puoi spezzarlo. Da quest’opera è nata l’idea di realizzare delle mascherine in edizione limitata. Attraverso questa campagna, voglio lanciare un messaggio di speranza e di forza. Le mascherine sono fatte completamente a mano da sarte italiane, tra loro c’è anche qualcuna che ha perso il lavoro.

Da questo progetto è nata la collaborazione con la Onlus Amici per il Centrafrica, vuoi parlarcene?

Sì, sono molto legato al sociale e in particolare a questa Onlus. Amo dare alle persone, senza ricevere nulla in cambio. Credo che dare un supporto vero e reale ad associazioni del genere sia fondamentale. Una parte del ricavato delle mascherine che ho realizzato viene data alla Onlus. Dal momento in cui ho lanciato la campagna benefica mi hanno scritto moltissime persone. L’impatto è stato molto positivo. Quando riesco a dare il mio contributo per aiutare qualcuno, mi sento felice.

Quali saranno le tendenze dell’Estate, per quanto riguarda la moda?

Tre anni fa ho lanciato la mia collezione Marco Castelli Collection. Realizzo pezzi unici con stoffe particolari. Per la collezione estiva, ho lanciato una camicia che ha un particolare patch con raffigurato un’acacia, il simbolo della forza e della rinascita che ho voluto far emergere anche sulle mascherine. Inoltre ho creato delle camice in cashmere, in cotone, e una giacca particolare fatta completamente a mano e ricamata. Quest’estate andrà di moda il classico pantalone di lino da uomo. I tessuti saranno molto leggeri. I colori chiari ed i capi in lino prevalgono su tutto. Per me, vale l’unicità, e penso sia quello che le persone desiderano, oggi.

Abbiamo appena visto che la Digital Fashion Week di Londra ha avuto un grande riscontro. Cosa pensi di questo nuovo modo di presentare le proprie collezioni?

Sicuramente il digital è molto importante e va alimentato. Mi auguro, però, che presto si possa tornare a presentare le proprie collezioni dal vivo, grazie alle sfilate. Toccare i materiali, guardare con i propri occhi ogni capo è molto importante. La gente ha ancora più voglia di uscire e di comprare i capi, toccandoli e provandoli. Ognuno di noi ha voglia di rinascere e di tornare a fare le cose che faceva prima.

Sei stato il primo modello italiano di Chanel. Che sensazione hai provato?

Quando ho scattato questa campagna pubblicitaria ho avuto la fortuna di conoscere anche Karl Lagerfield.Collaborare con Chanel è stata un’emozione grandissima. Sapere di essere stato tra i primi modelli italiani a lavorare con la Maison è stata una grande soddisfazione. Chanel è un brand che mi rispecchia per lo stile, per il modo in cui si approccia con eleganza al mondo della moda. Ho lavorato con molti brand, nel corso degli anni, eppure questa esperienza in particolare ha fatto la differenza, per me.

Come ti è accaduto di essere scelto come designer dalla Famiglia Reale Al Thani del Qatar?

La Famiglia Reale è arrivata quasi per caso. Camminando per le strade di Milano, mi hanno fermato e mi hanno chiesto dei capi che indossavo. Non immaginavo minimamente chi fossero quelle persone. Quando ho confezionato per loro i primi abiti, ho scoperto la loro origine reale. Siamo in ottimi rapporti, tra noi c’è un legame di grande stima e amicizia. Mi sono reso conto di quanto fossero importanti ma anche così estremamente semplici, e questa è la cosa che più mi ha colpito. Hanno un grande amore per l’Italia e per il Made in Italy. Questo aspetto mi rende molto orgoglioso e mi spinge, sempre di più, a valorizzare la nostra artigianalità. Il nostro lavoro è un tesoro.

Sei molto legato alla tua famiglia, in particolare alla tua nonna. Quanto è stato importante, per te e per il tuo lavoro, avere delle radici così profonde che ti permettono di viaggiare e sperimentare sempre di più?

Avere delle radici così profonde rappresenta tutto, per me. Siamo ciò che la nostra famiglia ci lascia. Dalle persone che amiamo ereditiamo l’energia e il modo di vivere. Sono molto grato alla mia famiglia per ciò che mi ha dato. Grazie ad ognuno di loro sono la persona che sono. A 14 anni ho iniziato a lavorare con mio nonno come fabbro nella sua azienda. Mio nonno è stato fondamentale. Mi ha trasmesso la voglia di lavorare, l’impegno e la passione. Tutto questo fa la differenza per ogni mestiere che fai. Bisogna sempre ricordarsi da dove proveniamo. La nostra famiglia è un elemento da portare ovunque, in ogni esperienza importante.

Ti senti felice, in questo momento?

La felicità è fatta di piccoli momenti, per me sono quelli che vivo insieme alle persone che amo. In questa quarantena, sono rimasto a Milano e non ho raggiunto i miei cari in Sicilia. È stata dura. Ma fare anche solo una video-chiamata con il mio nipotino e con la mia famiglia, mi ha reso felice. Riesco a percepire la connessione che c’è tra me e loro. Sono felice del mio lavoro e di ciò che faccio. Sono una persona serena, che crea e vive la felicità.

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